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Il ciclo di E. granulosus

La malattia nell'uomo

Controllo/Prevenzione E. C

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CONTROLLO / PREVENZIONE E. C.

L’E. C. è una malattia parassitaria cosmopolita. La problematica della prevenzione e del controllo dell’E. C. è complessa ed è stata affrontata con diversi approcci in diversi Paesi: Australia, Cina, Stati del Sud America e del Nord Africa, Europa ecc. .
In Sardegna negli ultimi 50 anni si sono attuate tre campagne di prevenzione (1962, 1978, 1987) mirate al controllo dell’E. C. che hanno contribuito a ridurre la prevalenza della malattia nell’uomo.
L’E. C. è una patologia legata a molti fattori e come tale il suo controllo necessita  di diversi approcci, laddove per controllo, secondo il manuale dell’WHO/OIE, si intende: “Sviluppo di un programma per limitare la diffusione di una malattia specifica sotto il controllo di una autorità riconosciuta e sulla base di norme di legge”.
L’attuazione di un programma di controllo si avvale sia di un approccio di tipo “orizzontale” che “verticale”.  Il primo è rivolto al miglioramento socio-economico della popolazione, con interventi mirati all'istruzione, alla sanità, all’educazione sanitaria, al potenziamento dell’ispezione degli alimenti, alla fornitura di acqua potabile, ecc. Tale approccio di tipo “orizzontale” non si può considerare un tentativo specifico di controllo su  E. granulosus, perché oltre ad avere un lungo periodo di attuazione, non permette da solo di ottenere una riduzione della prevalenza di questa malattia.
Per poterne garantire il successo, il programma di controllo si deve avvalere di un approccio di tipo “verticale” mirato ad interrompere il ciclo del parassita, per esempio utilizzando trattamenti antielmintici sugli ospiti definitivi.
Costituisce fase preliminare per la pianificazione di un piano di controllo la raccolta e l’elaborazione dei dati epidemiologici della malattia, relativi al territorio in cui si intende intervenire.
Pertanto la strategia più efficace per il controllo dell’E. C. si basa sull’integrazione tra i due approcci precedentemente descritti, quello orizzontale e quello verticale.
Il piano di controllo viene diviso in  quattro fasi gestionali cosi come di seguito:
1. Fase di pianificazione: pianificare le metodologie di intervento sul territorio, stabilendo tempi, costi e professionalità per l’attuazione delle strategie scelte per raggiungere gli obiettivi di controllo e sorveglianza.
2. Fase di attacco: mira a ridurre la prevalenza della malattia in un breve arco di tempo (5 anni). Le metodologie di controllo scelte vengono applicate sia sugli ospiti definitivi che su quelli intermedi (es. trattamenti antiparassitari su tutti i cani, vaccinazione degli ovini, leggi restrittive sull’alimentazione dei cani, rimozione e smaltimento delle carcasse dei capi morti in  azienda).
Successivamente si passa alla Fase 3. di consolidamento durante la quale, per mantenere un alto livello di sorveglianza, si attuano misure conformi al rischio rilevato nel territorio. Infine, una volta interrotto il ciclo del parassita si passa alla Fase 4. di mantenimento, che prevede l’ attuazione di  misure volte ad  evitare la reintroduzione della malattia.
Tra le strategie importanti da implementare nell’approccio di tipo “orizzontale” risulta fondamentale svolgere un programma di educazione sanitaria rivolta sia agli allevatori che alle scuole, ed istituire un programma di controllo delle macellazioni clandestine negli ospiti intermedi ovini, a tutt’oggi ancora molto diffuse.
Sempre nell’ambito dell’ approccio di tipo orizzontale, tra le azioni da intraprendere rivolte all’ospite definitivo, rivestono primaria importanza il controllo del randagismo ed il controllo e la registrazione di tutti i cani, ma soprattutto di quelli aziendali, nei quali  l’ anagrafe canina fatica ad essere applicata.
La registrazione nell’anagrafe canina è indispensabile per quantificare la popolazione canina presente sul territorio e di conseguenza per poter pianificare l’attuazione di un “approccio verticale” con trattamenti antiparassitari rivolti a tutti i cani. I trattamenti dovrebbero essere attuati su tutta la popolazione canina ogni 6 settimane per 10-15 anni. Il farmaco d’elezione per il trattamento dell’echinococcosi nel cane è il praziquantel, un isochinolonico pyrazine derivato presente in commercio sotto varie formulazioni farmaceutiche.
Il farmaco  è efficace verso gli stadi immaturi e maturi di E. granulosus; una singola somministrazione orale è efficace al 100% verso E. granulosus.
La dose raccomandata nei cani è 5,0 mg/kg/p.v. per o.s. (somministrazione orale)  e 5,7 mg/kg p.v. per i. m. (intramuscolo).
Il farmaco non presenta azione ovicida, per cui nelle 48 h successive al trattamento, le feci del cane devono essere distrutte.
Le azioni da intraprendere verso l’ospite intermedio (ovini) nell’approccio di tipo verticale prevedono: lo smaltimento delle carcasse dei capi morti in azienda, l’abbassamento dell’età degli animali da riformare e la vaccinazione degli ovini.
Recentemente  alcuni ricercatori australiani hanno messo a punto un vaccino contenente una proteina ricombinante dell’oncosfera (l’EG95),  che a seguito di sperimentazioni sul campo  in Australia ed in Sud-America in base a quanto riportato in bibliografia conferisce negli ovini il 96-100% di protezione per 12 mesi.                         
In conclusione, nella scelta della strategia da adottare è consigliabile utilizzare contemporaneamente più interventi: in questo modo si possono ottenere risultati migliori ed in tempi più brevi. Si prevede che con un trattamento semestrale dei cani associato con il trattamento vaccinale degli ovini e con l’abbassamento dell’età degli animali da riformare si giunga alla risoluzione di questa problematica in 8-9 anni. Questi interventi si devono accompagnare ad un programma di educazione sanitaria, ad uno di controllo sulla popolazione canina e ad un sistema di stretta sorveglianza per monitorare la situazione epidemiologica negli ospiti intermedi.