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Biodiversità, una risorsa per la Sardegna

SASSARI, 27/09/2010 
La biodiversità è un patrimonio della Sardegna e una risorsa per la sua economia. Perciò è inutile rincorrere modelli estremi di agri-zootecnia intensiva che non si adattano all’ecosistema locale e sono troppo costosi dal punto di vista energetico. Occorre, invece, preservare le varietà di specie autoctone e investire sulla certificazione dei prodotti sardi, che sono il risultato di questa ricchezza.
È la sintesi del messaggio lanciato sabato 25 settembre a Neoneli (Oristano), durante il convegno “Biodiversità e futuro: una opportunità per lo sviluppo locale”. All’evento, organizzato dal Comune di Neoneli e dalla Provincia di Oristano, hanno partecipato l’Istituto Zooprofilattico della Sardegna, la facoltà di Scienze dell’Università di Sassari, l’agenzia regionale Agris, l’assessorato regionale alla difesa dell’Ambiente, l’Ente Foreste, il Corpo Forestale, la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia), Coldiretti, esperti di alimentazione, architettura del paesaggio e consiglieri regionali.
 
Tra i relatori il dottor Andrea Orrù, del Dipartimento territoriale di Nuoro, che ha fatto il punto su “Le produzioni biologiche come salvaguardia della biodiversità e opportunità di sviluppo locale”. L’Istituto Zooprofilattico della Sardegna, infatti, dispone di un Centro di Referenza Nazionale per la Zootecnia Biologica che svolge funzioni di controllo anche sugli alimenti di origine vegetale, e rappresenta un punto di riferimento per il sistema sanitario italiano.
«I metodi di produzione intensiva – ha detto il responsabile del laboratorio di Biologia Ambientale – rappresentano degli ecosistemi eccessivamente semplificati e deboli dal punto di vista ecologico, perché creano delle monocolture in cui, per mantenere l’equilibrio, è necessario un continuo intervento dell’uomo. Che tradotto significa continue lavorazioni meccaniche, trattamenti chimici e utilizzo di concimi, con maggiori immissioni di anidride carbonica in atmosfera e una elevata quantità di reflui negli allevamenti». In sintesi, un bilancio energetico negativo dove, dal punto di vista ecologico, si spende più di quanto si guadagna. Il risultato, ha spiegato Orrù, «è una costante e rischiosa riduzione del numero di specie agricole coltivate e zootecniche allevate, con conseguente perdita di variabilità genetica e appiattimento qualitativo delle produzioni».
«La biodiversità, preservata dalla produzione biologica, invece, è un serbatoio primario di variabilità genetica, che garantisce un miglior adattamento delle produzioni all’ambiente, una miglior resistenza agli agenti patogeni e maggiore qualità dei prodotti». Un risultato che si può toccare con mano con i prodotti locali, che rappresentano il “filo conduttore”  tra le varietà agricole coltivate, le razze autoctone allevate e il territorio di produzione.

Perciò, ha concluso Andrea Orrù, «sono fondamentali le certificazioni di produzione biologica, che attestano il rispetto del sistema di produzione per l’ambiente, la biodiversità, la salute e il benessere degli animali; senza tralasciare l’attenzione per i produttori e i consumatori. Tali certificazioni possono rappresentare un utile veicolo di commercializzazione delle produzioni, contribuendo allo sviluppo locale di realtà economicamente fragili come la nostra».




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