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Selezione genetica, primi risultati contro la scrapie

SASSARI, 20/10/2010 
Niente più campagne di vaccinazione ad alto costo e un obiettivo ambizioso: rendere Sardegna resistente al flagello della scrapie nel giro di 7/10 anni. Questi gli scopi del Piano di selezione genetica per la resistenza alle encefalopatie spongiformi degli ovini, varato il 29 aprile del 2009 dalla Giunta regionale. Un approccio sanitario innovativo che vede l’Isola ai primi posti in Europa contro la scrapie, la malattia degenerativa del sistema nervoso degli ovini che colpisce ogni anno migliaia di capi e causa danni economici per milioni di euro. Oggi, a un anno e mezzo di distanza dalla sua adozione, l’Istituto Zooprofilattico della Sardegna traccia un primo bilancio dei risultati ottenuti.
Sono oltre 10mila 500 le aziende censite (65% circa) e più di 50 mila gli arieti controllati dal Dipartimento di Sanità animale dell’Istituto “Pegreffi”, guidato dal commissario Maria Assunta Serra: una media di 130 esami al giorno. «È un risultato che fa ben sperare per il futuro, perché già tra qualche anno si avranno i primi benefici in termini di diminuzione dei focolai della malattia - spiega il dottor Ciriaco Ligios, responsabile del laboratorio di Genetica che si occupa degli esami -. Il motivo è semplice: gli studi scientifici hanno dimostrato che l'insorgenza della scrapie dipende dal patrimonio genetico degli ovini. Il nuovo Piano di selezione porterà ad un aumento dei capi geneticamente resistenti alla malattia e a una drastica diminuzione di quelli sensibili, così da rendere la popolazione ovina della Sardegna progressivamente inattaccabile».
 
La strategia è quella di far diventare le pecore resistenti agli agenti infettanti della malattia, cioè i prioni. La scrapie, infatti, appartiene al gruppo delle encefalopatie spongiformi trasmissibili anche all’uomo (TSE), come la “mucca pazza”, e la sua azione dipende da una complessa interazione tra i prioni e il patrimonio genetico degli ovini. «Le ricerche hanno dimostrato che gli animali con genotipo ARR sono quelli più resistenti alle encefalopatie spongiformi – continua il dottor Ligios –, mentre quelli con altri genotipi sono molto più suscettibili. Questo significa che la migliore strategia per il controllo della malattia è quella di non utilizzare arieti “sensibili” per la riproduzione, perché i caratteri si trasmettono per via ereditaria. Risultato: se usiamo arieti del genotipo ARR, tra alcuni anni, resteranno solo animali resistenti, e in Sardegna ci saranno pochissimi casi di scrapie come in Olanda, la nazione europea che per prima ha completato un piano di selezione».
 
Il metodo. Il Piano, nato con un decreto del ministero della Salute nel 2005, prevede che gli arieti sensibili vengano sostituiti entro la fine del 2011. Perciò, dal primo gennaio 2012 gli allevatori dovranno selezionare il proprio gregge utilizzando solo “riproduttori di prima e seconda classe”, cioè resistenti. Mentre per quelli sensibili vige il blocco della movimentazione dall’aprile del 2009.
Ma per mettere in pratica il progetto con rigore scientifico è prima necessario un censimento con l’identificazione degli arieti. L’Istituto Zooprofilattico esegue gli esami di laboratorio e, una volta identificato il genotipo di ciascun animale, comunica i dati ai servizi veterinari delle Asl che provvedono alla certificazione delle greggi. Si compone così una mappatura genetica degli arieti allevati nelle aziende sarde, dove ad ogni matricola corrisponde una specifica sequenza genetica.
 
I vantaggi economici. A partire dal 1995, in Sardegna, sono stati diagnosticati quasi 200 focolai di scrapie. La malattia è cresciuta di anno in anno e ha dimostrato un carattere fortemente epidemico con circa 120 focolai negli ultimi quattro anni. Un autentico flagello per gli allevatori, perché l’infezione si contagia da un gregge all’altro e porta alla morte dell’animale nella maggior parte dei casi. Ma non solo. Dietro la scrapie si intrecciano fattori di carattere economico e sanitario.

«Nei confronti di questa malattia c’è una pressante attenzione dell’Unione europea, e ciò è collegato alla devastante epidemia di BSE (encefalopatia spongiforme bovina) che ha colpito il Regno Unito e l’Europa alla fine degli anni Novanta - avverte il dottor Ligios -. Poi ci sono gli interessi commerciali, perché la diagnosi della scrapie può determinare il blocco dei mercati internazionali.Nel 2009 la Francia ha vietato l’importazione di latte proveniente da greggi di altri Paesi europei dove non si era provveduto ad eradicare la malattia – conclude l’esperto di genetica-. Se questo avvenisse anche per la Sardegna sarebbe un danno economico gravissimo. Ma adesso i pastori hanno un'arma più efficace. Sono finiti i tempi in cui il vaccino rappresentava l'unica misura contro le malattie infettive. D'ora in poi non sarà necessario battere le campagne palmo a palmo perché i prioni non troveranno più terreno fertile nell'Isola».




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