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RICERCHE ministeriali - Anno 2001

Titolo Progetto:
PCB,PCDD E PCDF nei molluschi bivalvi: definizione dei livelli di contaminazione nei mitili provenienti dalle coste di cinque regioni italiane

N. identificativo: IZS UM 009/2001
Responsabile:
Dr. ssa Chessa Giovanna
razionale del progetto 59

I policlorobifenili (PCB), le policloro dibenzo-p-diossine (PCDD) e i policloro dibenzofurani (PCDF) sono contaminanti organici persistenti pericolosi per l'uomo per le loro proprietà tossiche.Mentre i PCB, a causa delle eccellenti caratteristiche tecnologiche, furono prodotti massicciamente per fini commerciali dal 1920 fino alla fine degli anni '70, le PCDD e i PCDF si formano come sottoprodotti indesiderati in alcuni processi industriali (produzione di clorofenoli, di policlorobifenili, incenerimento di rifiuti, industria della carta, ecc..). Entrambe sono classi di contaminanti organo-clorurati, altamente stabili sia chimicamente che termicamente e caratterizzati da elevata tossicità.Nonostante la produzione di PCB sia stata ormai interrotta (fine anni '70) e le possibili sorgenti di PCDD/F siano tenute sotto stretto controllo in tutti i paesi occidentali, la loro persistenza fa si che si ritrovino, tuttora, ampiamente distribuiti nell'ambiente e nei prodotti alimentari, anche se, dagli anni '80 ad oggi, si riscontra un trend decrescente.
Come indicato dai valori di Kow (costante di ripartizione ottanolo/acqua) sia i PCB che i PCDD/PCDDFs sono sostanze relativamente insolubili in acqua e l'isolubilità è più spiccata all'aumentare del grado di clorurazione, d'altra parte sono altamente solubili in lipidi biologici e pertanto tendono ad accumularsi nei tessuti umani ed animali.
Non tutti i congeneri di PCDD/Fs e di PCB esibiscono i medesimi livelli di tossicità: tra i PCDD/Fs, solo i 17 sostituiti nelle posizioni 2,3,7,8 degli anelli aromatici, con un grado di clorurazione variabile da 4 a 8, presentano elevata tossicità.Possono essere individuati tre grandi gruppi di PCB, riportati in ordine di tossicità decrescente: i non-orto-sostituiti, i mono-orto-sostituiti ed i di-orto-sostituiti. I non-orto-sostituiti sono anche definiti coplanari o diossina simili ed esibiscono una tossicità confrontabile con quella dei 17 congeneri più tossici di PCDD/Fs. Per poter calcolare il potenziale effetto tossico di una miscela di PCDD/PCDF e PCB, si sono introdotti i TEF (Toxic Equivalent Factor) come fattori di normalizzazione: essi esprimono la tossicità di ciascun congenere rispetto alla 2,3,7,8-TCDD (congenere più tossico), cui è stato assegnato TEF uguale a 1. Le fonti di esposizione per l'uomo possono essere svariate, ma sicuramente la principale è l'alimentazione, ed, in particolare, tutti gli alimenti di origine animale tra cui i prodotti ittici sono considerati una sorgente primaria.
In seguito all'episodio di contaminazione da PCB, PCDD/PCDDF di mangimi, prodotti avicoli e suinicoli provenienti dal Belgio verificatosi nel 1999, è sorto un rinnovato interesse per questi contaminanti, sia dal punto di vista dei controlli di tutti i prodotti destinati all'alimentazione umana e animale, che da quello legislativo, con la pressante esigenza di riuscire a definire ed armonizzare a livello Europeo dei limiti massimi di residui per queste categoria di sostanze.

Valori soglia di riferimento per i PCB sono stati definiti per alcuni prodotti destinati all'alimentazione umana (carni bovine, suine e per tutti i prodotti avicoli), ma non per i prodotti ittici.
Tutti gli organismi acquatici, in particolar modo i molluschi, essendo agenti filtratori, assumono e concentrano i contaminanti legati al particolato sospeso nella colonna d'acqua, che raggiungono, nei tessuti, concentrazioni di alcuni ordini di grandezza superiori rispetto a quelli riscontrabili nell'ambiente circostante (acqua).
I prodotti ittici presentano tenori di PCB e PCDD/PCDDF in alcuni casi preoccupanti e comunque di gran lunga superiori rispetto ai livelli di contaminazione naturale di altri prodotti alimentari di origine animale.
Da ricerche bibliografiche risulta che la contaminazione da PCB e PCDD/PCDDF dei molluschi è stata oggetto di svariati studi in molte parti del mondo occidentale, soprattutto in zone altamente industrializzate; tali specie ittiche, proprio per le loro caratteristiche di sedentarietà, sono state utilizzate come bioindicatori dell'inquinamento marino.

Nel bacino del Mediterraneo si sono intraprese campagne di monitoraggio della contaminazione da PCB che hanno coinvolto la costa Spagnola e la laguna di Venezia dove si sono riscontrati livelli di PCB nei mitili, rispettivamente, di 8-260 ng/g e 8-89 ng/g peso umido (Montserrat Solè, 2000).
Esistono dati relativi ai livelli di PCB nei mitili proveniente dalla costa mediterranea della Francia e nord ovest dell'Italia tra Sete e Genova; le concentrazioni medie sono di 527 ng/g peso secco, con valori di concentrazione più elevati riscontrabili in zone situate in prossimità delle foci di fiumi o prossime a grandi insediamenti urbani (J. P. Villeneuve et al., 1999). Valori confrontabili a quelli della zona mediterranea sono stati rilevati da monitoraggi effettuati sulla costa croata del mare Adriatico (Picer & Picer, 2000), mentre sulla costa Italiana si riscontrano per i PCB concentrazioni di 6.65-45.0 ng/g peso umido e per PCDD /F di 0.11-0.24 pg TEQ/g peso umido (S. Bayarri et al., 2001).



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