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RICERCHE ministeriali -

Titolo Progetto:
Allestimento e standardizzazione di un nuovo test sierologico per l'Agalassia contagiosa

Responsabile:
Dr. ssa Tola Sebastiana
razionale del progetto

L’agalassia contagiosa è una sindrome che colpisce i piccoli ruminanti ed è caratterizzata principalmente da mastite e secondariamente da artrite e cheratocongiuntivite. Nelle pecore la malattia è sostenuta prevalentemente dal Mycoplasma agalactiae mentre nelle capre intervengono anche il Mycoplasma capricolum, il Mycoplasma mycoides subsp. mycoides large colony (LC) e il Mycoplasma putrefaciens. L’agalassia contagiosa fece la sua comparsa in Sardegna nel 1980 in seguito all’introduzione di ovini portatori-eliminatori provenienti dalla Sicilia. In pochi anni la malattia ha colonizzato quasi tutta l’isola provocando danni economici molto rilevanti, quantizzati in circa 10-15 miliardi/annui. La diffusione dell’agalassia contagiosa è dipesa da una serie di motivi legati, in prima istanza, all’alto numero di capi ovi-caprini presenti in Sardegna (3.5 milioni di capi, circa 1/3 del patrimonio nazionale) e all’altissima densità di animali/Km2 (149/km2 contro i 23/Km2 del resto d’Italia); in seconda istanza, alle caratteristiche strutturali dell’allevamento ovino in Sardegna ( pascolo brado, transumanza, abigeato ) e infine, in terza istanza, alla inadeguatezza delle misure di polizia veterinaria, diagnostiche e profilattiche. Per migliorare le tecniche diagnostiche e i presidi immunizzanti, l’Istituto Zooprofilattico della Sardegna ha realizzato un laboratorio di ricerca con personale altamente competente nel settore delle biotecnologie e del DNA ricombinante. In pochi anni, anche grazie all’apporto finanziario del Ministero della Sanità, è stato messo a punto un sistema diagnostico basato sulla Polymerase Chain Reaction (P.C.R.) in grado di evidenziare la presenza del M. agalactiae nel latte ovino in sole 5 ore contro i 5-7 giorni del tradizionale esame colturale (Tola et al., (1994) Vet. Microbiol. 41: 335-361; Tola et al. (1996) Vet. Microbiol. 51: 77-84; Tola et al., (1997) Vet. Microbiol. 54: 17-22 ). Risultati molto interessanti si sono anche conseguiti nella caratterizzazione genetica e proteica sempre del M. agalactiae. Infatti, da studi effettuati su 81 ceppi, isolati da focolai di agalassia contagiosa verificatisi in diverse aree della Sardegna e di altre regioni italiane, si è dimostrato la circolazione in tutta l’Italia di un solo clone genetico di M. agalactiae. (Tola et al., (1996) FEMS Microbiol. Letters 143: 259-265). L’analisi delle antigeni di membrana del M. agalactiae ha permesso di evidenziare 6 principali immunodominanti del peso molecolare di 30, 32, 35, 55, 70 e 80 kDa. In particolare, le proteine di 80 e 55 kDa sono presenti in tutti i ceppi analizzati fin dai primi stadi dell’infezione e rappresentano, perciò, dei buoni candidati per l’allestimento di un Kit sierologico (Tola et al., (1997) FEMS Microbiol. Letters 154:155-362). E’ infatti il settore diagnostico-sierologico ad essere particolarmente carente: l’inibizione della crescita su piastre di agar Hayflick è il solo metodo utilizzato per evidenziare se un animale, durante il periodo di asciutta, è entrato in contatto con il M. agalactiae. Questo metodo offre il vantaggio di discriminare gli anticorpi naturali  da quelli vaccinali ma dopo tempi di refertazione estremamente lunghi (2-3 settimane). E’ chiaro che in caso di compra-vendita di animali in periodo di asciutta è impensabile proporre un test di questo tipo.



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