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RICERCHE ministeriali - Anno 2002

Titolo Progetto:
Virus in molluschi bivalvi: analisi genomica e correlazione con casi umani

N. identificativo: IZS SA 003/02
Responsabile:
Dr. ssa Pisanu Margherita
razionale del progetto 30

I molluschi bivalvi sono organismi marini in grado di concentrare, mediante filtrazione, tossine e microrganismi quali batteri virus e parassiti. In particolare i virus enterici, adsorbiti in forma aspecifica nell'epatopancreas, vi rimangono adesi anche dopo diverse ore di depurazione in acque controllate (Schawrtzbrod, 1991; Toti, 1992). I molluschi bivalvi ed in particolare mitili, rappresentano quindi un importante veicolo per la trasmissione, all'uomo di virus (HAV ed HEV, Norwalk, Norwalk like, ecc.) a cui sono da annoverare gli oltre 100 sierotipi di virus enterici appartenenti ad 8-9 famiglie virali. Sebbene la normativa italiana non preveda la ricerca dei virus nei molluschi bivalvi, i dati del Sistema Epidemiologico Integrato dell'Epatite Virale Acuta (SEIEVA) spingono verso una valutazione del rischio (50-60% delle epatiti A sono correlabili al consumo di mitili), specialmente per i prodotti destinati al consumo umano che non necessitano di alcuna fase di depurazione, in quanto definiti come non depurabili dalla normativa cogente. Che i mitili possano veicolare più virus enterici è stato ampiamente documentato da uno studio triennale di Le Guyader (2000) ,dove le rispettive percentuali di positività oscillavano dal 17% a circa il 50% dei virus enterici esaminati. L'analisi genomica degli amplificati dimostrava come alcuni ceppi di epatite A erano strettamente correlati con ceppi africani, paese d'origine dei mitili importati. A conferma che i mitili possano introdurre in un paese ceppi virali particolari, è la recente epidemia di epatite A documentata da Bosch (2001) in Spagna e causata da mitili provenienti dal Perù e provvisti di adeguato certificato sanitario alla commercializzazione.
Per quanto concerne la depurazione è stato dimostrato che, anche dopo 24h, sono ancora presenti il 40-50% del virus assorbito (Croci,1992). In questo progetto si intende evidenziare l'efficacia dei sistemi utilizzati per la depurazione sottoponendo ad analisi i molluschi provenienti da tali centri ed identificando la presenza di virus e ceppi virali diversi da quelli indicati nella ricerca corrente 2001 di cui è capofila l'IZLT.
La trasmissione dei virus enterici con i molluschi è spesso confermata solo da indagini epidemiologiche (SEIEVA, Istituto Superiore di Sanità): il 50-60% delle epatiti di tipo A (HAV) sono contratte in seguito al consumo di mitili ingeriti crudi o solo parzialmente cotti. Anche dopo 24h di depurazione sono ancora presenti il 40-50% del virus assorbito (Croci,1992). La trasmissione dei virus enterici con i molluschi è spesso confermata solo da indagini epidemiologiche (SEIEVA, Istituto Superiore di Sanità): il 50-60% delle epatiti di tipo A (HAV) sono contratte in seguito al consumo di mitili ingeriti crudi o solo parzialmente cotti. Le patologie virali legate al consumo di molluschi bivalvi sono varie e caratterizzate da una molteplicità di forme cliniche: epatite acuta (Epatite A, Epatite E), forme febbrili aspecifiche (Enterovirus non-polio), forme gastroenteritiche (Norwalk Like Virus, SLV, Rotavirus, Adenovirus).

A tal proposito si ricordi l'epidemia in Puglia del 1996, la più imponente osservata in Italia nel corso dell'ultimo decennio, con altissimi costi socio-sanitari ed economici; durante tale periodo sono stati eseguiti due studi caso-controllo in concomitanza dei picchi epidemici di febbraio-marzo e luglio-agosto. I risultati degli studi hanno consentito di verificare una stretta associazione tra malattia e consumo crudo di mitili ed il rischio di sviluppare malattia risultava notevolmente incrementato dal consumo di molluschi conservati in acqua di mare in esercizi commerciali. Questa rischiosa e allo stesso tempo diffusa abitudine, nelle località di mare, era già stata incriminata in occasione dei casi di colera da consumo di prodotti ittici osservati nella regione Puglia nel 1994, dopo la più vasta epidemia precedentemente manifestatasi in Albania.
Con l'eccezione dell'HAV, la scarsa specificità clinica rende spesso difficoltosa la sorveglianza epidemiologica di queste forme morbose sul territorio. A questo fatto deve essere anche aggiunto che le gastroenteriti virali sono incluse nella classe II di notifica sotto la dizione estremamente vaga e poco specifica di "diarree infettive". Inoltre, nella gran parte dei casi non si giunge alla definizione eziologica, in parte perché le forme meno impegnative sono trattate spesso domiciliarmente, in parte a causa delle oggettive difficoltà diagnostiche. Da tutto ciò deriva l'estrema frammentarietà di informazioni disponibili sulla reale diffusione di queste forme morbose e sui fattori di rischio legati alla loro trasmissione. Scarsi sono a tutt'oggi i dati di correlazione tra infezioni virali di tipo alimentare e casi di ospedalizzazione; uno delle maggiori cause è la non facile la rintracciabilità della matrice alimentare al manifestarsi della patologia (lungo periodo di incubazione del virus, elevata deperibilità della matrice alimentare). Nei casi in cui sia possibile associare l'infezione al consumo di molluschi, gli operatori del SSN si trovano poi di fronte alla difficoltà di differenziare i diversi genotipi, che sono di norma strettamente legati ad una specifica area geografica.
Con la determinazione del diverso grado di contaminazione virale dei molluschi, tenendo in conto non solo dei virus enterici coltivabili, quali Echo-Coxsackie e Polio-virus, ma anche quei virus, quali Norwalk virus genotipo I e II, Astrovirus, Adenovirus tipo 40 e 41, Rotavirus ed altri, per cui non è ancora nota una linea cellulare suscettibile od hanno una crescita estremamente lenta e non adeguata ai tempi della commercializzazione di mitili; la ricerca vuole fornire un quadro generale su: 1) qualità microbiologica e virologica dei bivalvi analizzati 2) rischio di trasmissione all'uomo di eventuali virus enterici 3) determinazione, mediante analisi genotipica, di ceppi presenti sul territorio di studio 4) possibile introduzione di ceppi virali diversi da quelli autoctoni 5) correlazione con casi ospedalieri.



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