
SASSARI, 29/07/2011 - Leggi la rassegna stampa sull'argomento
La Sardegna è «Ogm free». Lo ha accertato l’Istituto Zooprofilattico “Pegreffi” che ha reso noti i risultati delle indagini per l’anno 2010. Le analisi fanno parte del Piano nazionale di controllo sulla presenza di organismi geneticamente modificati negli alimenti, pubblicato di recente dal Ministero della Salute.
«Nella nostra regione tutti gli alimenti controllati sono risultati privi di Ogm - dice la responsabile delle analisi Bruna Vodret, che dirige il laboratorio di Controllo mangimi dell’Istituto Zooprofilattico -. Questo ci permette di affermare che nei supermercati e nei mercati della Sardegna non ci sono cibi geneticamente modificati in circolazione». L’unico caso positivo, non dichiarato in etichetta, riguarda una farina di mais utilizzata per il mangime animale, «ma si tratta di tracce talmente piccole da non potere essere nemmeno quantificate».
I dati. Le analisi sono state eseguite sia sui prodotti destinati all’alimentazione umana, sia sui prodotti destinati all’alimentazione animale. La legge europea, infatti, consente l’utilizzo degli Ogm autorizzati solo se vengono dichiarati in etichetta. Obbligo che decade se la percentuale è inferiore allo 0,9% degli ingredienti.
In base alle indicazioni del Piano nazionale, i tecnici della Asl hanno prelevato dai banchi dei supermercati 26 tipi diversi di alimenti, tra biscotti, riso, latte di soia, cereali, succhi di frutta e integratori dietetici di provenienza regionale, nazionale e internazionale. «Su questi campioni abbiamo cercato la presenza di ingredienti transgenici ammessi in Europa, come alcuni tipi di mais, soia, patata o barbabietola – spiega ancora la Vodret -, ma niente: tutti hanno dato esito negativo». I controlli si sono concentrati anche sulle specie non autorizzate, come alcune varietà di riso, che sono risultate assenti dai campioni.
Diverso il discorso per i mangimi, dove in etichetta è spesso riportata la dicitura “presenza di Ogm”. «In questi casi le indicazioni sono state confermate dalle analisi - prosegue la dottoressa -, soprattutto per quanto riguarda la soia transgenica Roundup Ready e, in misura minore, per qualche tipo di mais».
In definitiva, sintetizza l’esperta dell’IZS, «tutti i prodotti alimentari sono risultati in regola con le norme europee, circostanza che allinea la Sardegna al resto dell’Italia dove i controlli hanno accertato che i prodotti rispettano sostanzialmente i requisiti di etichettatura, assicurando una corretta informazione del consumatore. Questo, però, non vuol dire che dobbiamo abbassare la guardia sul fronte dei controlli, perché i cibi transgenici presenti nel mondo sono in continuo aumento e non è detto che arrivino sulle nostre tavole indirettamente solo come ingredienti nei mangimi. Perciò – conclude Bruna Vodret – è necessario un continuo monitoraggio a tutela dei consumatori: un impegno che il laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico porta avanti dal 2001 con la ricerca degli organismi geneticamente modificati su tutta la filiera agro-alimentare».
Gli Ogm. Gli Ogm sono organismi modificati in laboratorio per ottenere una nuova e specifica caratteristica, prima assente, ma la loro diffusione suscita la preoccupazione dei consumatori, sempre più attenti ai principi di una sana alimentazione. Si può ricorrere alla trasformazione genetica per produrre piante con diverse caratteristiche nutrizionali, oppure resistenti ai virus, agli insetti, agli erbicidi o a differenti condizioni climatiche. Le piante ogm più diffuse a livello mondiale sono mais, soia, colza, tabacco, cotone, patata, pomodoro, barbabietola da zucchero, papaia e riso. L’Europa ha autorizzato tre tipi di soia, ventidue di mais, uno di barbabietola, uno di patata, sei di cotone e tre di colza.
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