SASSARI, 30/05/2012 – «Dal primo esame anatomo-patologico non esistono elementi tali da far supporre l’ipotesi di una epidemia nel Mediterraneo, come ipotizzato da alcuni organi di stampa – dice il veterinario responsabile dell’Osservatorio Fauna Selvatica, Antonio Pintore -. In ogni caso eseguiremo una serie di analisi di laboratorio per accertare le cause di morte del cetaceo, dal quale sono stati prelevati campioni biologici da tutti gli organi». Esami istologici sui campioni di tessuto saranno eseguiti anche dall’Università di Padova. L’Istituto Zooprofilattico della Sardegna, diretto da Antonello Usai, infatti, fa parte del progetto per la costruzione della Rete nazionale per lo spiaggiamento dei cetacei (di cui il dottor Pintore è referente) promosso dai ministeri della Salute e dell’Ambiente. Gli esami svolti a Quartu rientrano tra i compiti istituzionali per l’accertamento diagnostico delle cause di morte dei cetacei e la presenza di eventuali malattie trasmissibili all’uomo (zoonosi).
Sono cominciati venerdì scorso, con gli esami batteriologici, gli accertamenti dell'Istituto Zooprofilattico della Sardegna sul delfino spiaggiato il 25 maggio nelle acque di S’Oru e Mari, nel litorale di Quartu. La necroscopia sull’animale, un raro esemplare di Zifio (Zifius cavirostris) lungo 4.72 metri, è stata eseguita, in accordo con la Asl, dall’Osservatorio Fauna Selvatica dell’Istituto Zooprofilattico e dal Dipartimento Izs di Cagliari in collaborazione con i colleghi dell’Università di Padova.
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