
«La normativa vigente permette solo l’utilizzo di Ogm autorizzati ritenuti non pericolosi per l’uomo, gli animali e l’ambiente – spiega la responsabile dei controlli, Bruna Vodret – . Inoltre, la loro presenza deve essere indicata in etichetta se la percentuale di eventi transgenici supera lo 0,9% degli ingredienti. Perciò, in collaborazione con i Servizi sanitari della Regione, abbiamo sottoposto ad esame gli alimenti in modo da garantire il diritto all'informazione dei consumatori. Come previsto dal Piano nazionale e da quello regionale – prosegue la dottoressa -, abbiamo ricercato soia, mais, barbabietola e riso transgenici autorizzati dall’Unione europea per gli alimenti ad uso umano, verificando che il contenuto dei prodotti corrispondesse a quanto dichiarato. Tutti i prodotti sono risultati conformi alla legge, compreso l'unico caso di positività accertato per un preparato a base di cacao che conteneva lo 0,1% di soia Ogm».
«Abbiamo aumentato i controlli rispetto al 2010 e quasi raddoppiato il numero di esami minimo richiesto dal Piano nazionale – commenta il direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico, Antonello Usai -. In generale possiamo dire che la nostra regione è in linea con i dati rilevati sul territorio italiano, dove la presenza di Ogm negli alimenti è limitata a livello di tracce». In crescita, invece, la quantità degli ingredienti transgenici riscontrati nei mangimi animali. Tali prodotti rispettano sostanzialmente i requisiti di etichettatura, ma è più diffusa la presenza di soia Ogm e per la prima volta nel 2011 è stata accertata la presenza di mais modificato. «La buona notizia è che nessuna di queste sostanze è stata rilevata nei mangimi per le produzioni biologiche – conclude il direttore -, un settore che ci sta molto a cuore perché presso il nostro Istituto opera un Centro nazionale di referenza per le produzioni biologiche, che rappresentano una voce importante dell'economia locale».
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