Per una corretta gestione del paziente è fondamentale individuare il trattamento più adatto sia sulla base della dimensione, localizzazione e stadio della cisti idatidea che sulle condizioni cliniche del paziente.
Il trattamento farmacologico si basa sull'uso di farmaci della classe dei benzimidazolici, come l’Albendazolo. Le indagini cliniche e strumentali sono fondamentali per individuare la terapia farmacologica più idonea sulla base dello stadio della cisti. Tutti i pazienti sono sottoposti a follow-up per un esame periodico sia clinico che strumentale. Inoltre, sono previsti esami per rilevare eventuali segni di tossicità epatica, renale o midollare dovuti al farmaco. Il trattamento farmacologico è anche di supporto agli altri approcci terapeutici di seguito descritti.
Il trattamento percutaneo, noto come PAIR (Percutaneous Aspiration Injection Reaspiration), è un’opzione terapeutica non invasiva e solitamente ben tollerata. Questa procedura, eseguita in anestesia locale, consiste nella puntura eco-guidata della cisti idatidea, nell'aspirazione del liquido cistico, nell'iniezione di una sostanza attiva contro il parassita che viene successivamente aspirata.
Il trattamento chirurgico è un approccio invasivo, impiegato come ultima ratio qualora non fosse possibile eseguire gli altri trattamenti. Inoltre, tale approccio richiede un periodo di ricovero ospedaliero con una maggiore percentuale di complicazioni. L’intervento chirurgico può essere radicale, come nel caso della pericistectomia totale con la rimozione dell’intera cisti idatidea, oppure di tipo conservativo, cistectomia parziale.
L’opzione del cosiddetto monitoraggio vigile denominata “watch and wait” che consiste nel valutare l’evoluzione della sintomatologia e dello sviluppo della cisti idatidea, viene riservato alle cisti inattive in fase CE4 e CE5.